Conferenza Italiana per lo Studio e la Ricerca sulle Ulcere, Piaghe, Ferite e la Riparazione Tessutale
 
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lunedì 06 febbraio 2012
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CURA DELLE FERITE- Indagine sull’Utilizzo della Negative Pressure Wound Therapy (NPWT)

Nella guarigione delle ferite difficili enormi passi avanti sono stati fatti grazie alla NPWT (Negative Pressure Wound Therapy), la terapia a pressione negativa delle lesioni cutanee impiegata per stimolare il processo di guarigione, accelerando la comparsa del tessuto di granulazione, attraverso l’applicazione di una pressione sub-atmosferica controllata sul letto di ferita.
La NPWT gioca un ruolo anche nella stimolazione del processo di guarigione, attraverso un effetto diretto sull’attività cellulare.
L’impiego di questa terapia è efficace nel trattamento e nella gestione di ferite di varia eziologia, sia di natura acuta (traumatiche, ustioni, esiti post-chirurgici) sia di natura cronica (ferite da pressione, ulcere vascolari, ulcere del piede diabetico), e sia nei pazienti ricoverati che non, tanto che la lista delle indicazioni si è andata ampliando in questi anni anche sulla base dei risultati di studi scientifici pubblicati in letteratura. La terapia può essere inoltre impiegata sia in pazienti seguiti a domicilio che ospedalizzati, utilizzando dispositivi sia fissi, che portatili.
L’applicazione della pressione negativa sul letto della lesione è il cardine della terapia, dove i valori di pressione negativa, quindi inferiori a quella atmosferica normale di 760 mm Hg, variano da 40 a 125 mmHg.
La metodica ha un ruolo importante nella Wound Bed Preparation, dal momento che aiuta a rimuovere ostacoli alla guarigione, come dettato dai principi del TIME.
I benefici ottenuti con l’utilizzo della terapia a pressione negativa vanno dalla rimozione dei fluidi in eccesso e dell’edema, all’aumento dell’irrorazione sanguigna locale, dallo stimolo alla proliferazione cellulare, alla riduzione della carica batterica della ferita, dal riavvicinamento dei margini della lesione, alla protezione dai contaminanti esterni e al mantenimento di un ambiente di guarigione umido. Le evidenze fornite dalla ricerca hanno infatti dimostrato che la NPWT è efficace per la gestione dell’essudato: il sistema elimina i fluidi in eccesso, mantenendo nello stesso tempo un ambiente umido e proteggendo i tessuti circostanti dalla macerazione e dai danno prodotti dall’essudato. Non solo, ma se applicata in modo corretto, questa terapia ha anche il vantaggio di evitare il confluire dell’essudato nella ferita e di conseguenza l’aumento della carica batterica e l’accumulo di fluido ricco di proteasi, potenzialmente nocivo nella parte profonda della ferita.
A seconda dei casi la pressione topica negativa è un intervento utile per favorire la guarigione o per preparare il letto della ferita per la chiusura chirurgica. L’ischemia della ferita è una delle cause principali di ritardata o mancata guarigione e le ricerche hanno dimostrato come la NPWT aumenti l’angiogenesi ed eserciti un effetto diretto sull’irrorazione microvascolare, che può essere vantaggioso per la guarigione. Tale effetto può spiegare il vantaggio ottenuto quando questa terapia è impiegata nella gestione dei pazienti con innesti cutanei, lesioni del piede diabetico, ferite traumatiche complesse con esposizione di osso e/o tendini o protesi impiantate esposte, dove l’angiogenesi assume la forma di tessuto di granulazione che si sviluppa in strutture parzialmente o del tutto prive di vascolarizzazione.
Quanto invece ai vantaggi economici, questi sono evidenti, anche se la NTWP è un intervento di per sé costoso, dato che i costi di acquisizione di medicazioni, tubi e contenitori o il costo del noleggio per l’uso domiciliare sono più alti rispetto ad altri tipi di medicazione. Di conseguenza l’impiego della terapia topica negativa è spesso limitato, soprattutto al di fuori dell’ospedale. Va però tenuto presente che in realtà il costo delle medicazioni è solo una parte della spesa totale della gestione delle ferite croniche, in quanto la quota maggiore è dovuta al costo dell’assistenza infermieristica, dell’ospedalizzazione e della gestione degli eventi avversi. I risparmi derivati da una riparazione più rapida, dalla riduzione del tempo di assistenza infermieristica e delle degenze possono in ultima analisi compensare i maggiori costi delle medicazioni usate nella NPWT Therapy. Una valutazione economica più consistente ha però bisogno di ulteriori indagini, anche riguardo all’impatto sulla qualità di vita dei pazienti.
Ma attenzione: la NPWT deve essere usata in modo appropriato, individuando e trattando solo i casi in cui ha davvero un ruolo insostituibile, e scegliendo invece altre terapie quando la NPWT non è indicata (come in caso di ferite con un ampio tessuto necrotico o escara, dove può perfino compromettere l’efficacia del debridement autolitico). In ogni caso, tutte le ferite devono quindi essere sottoposte a debridement adeguato prima del trattamento con pressione topica negativa.
Quanto all’infezione conclamata della ferita, considerata una controindicazione alla terapia topica negativa, le evidenze scientifiche suggeriscono che potrebbe avere un ruolo nel ridurre la carica batterica all’interno della ferita e i livelli delle esotossine ed endotossine potenzialmente dannose, grazie alla rapida rimozione dell’essudato della ferita, ma anche (dato che la NPWT è un sistema chiuso) diminuire gli odori sgradevoli fra un cambio di medicazione e l’altro.
Per mantenere la pressione negativa costante e diffusa sul letto di ferita, si utilizzano materiali di medicazione diversi, con funzione di filler /riempimento, che possono essere in schiuma di poliuretano o in garza antimicrobica.
Ma quanti medici che si occupano di lesioni croniche utilizzano davvero questa metodica? In quali situazioni? E con quali dispositivi? Per avere una fotografia delle tendenze attuali in Italia, verificando le modalità di utilizzo della NPWT, CO.R.TE. ha promosso un sondaggio tra i suoi soci.
Le domande del sondaggio si sono concentrate su tutti gli aspetti della NPWT: da quanti anni si utilizza la NPWT nella cura delle ferite difficili, se questa è stata impiegata negli ultimi 3 mesi, qual è il numero medio di ferite trattate in una settimana, quanti pazienti continuano la terapia a casa dopo la dimissione dall’ospedale e per quanti giorni, qual è il tipo di ferita più frequentemente trattata. Viceversa, è stato chiesto quali sono le ragioni per cui la terapia a pressione negativa non viene utilizzata (per esempio a causa della sensibilità al dolore, della dimensione e della localizzazione della ferita, del suo costo elevato o della disponibilità del dispositivo).
Il sondaggio ha preso in considerazione poi il tipo di dispositivo usato: Pro-1 (Lohmann), VAC (KCI), Venturi (Sanitaria Scaligera), V1STA, Renasys (Smith & Nephew). E infine sono state elencate le ragioni che potrebbero spingere a usare più spesso la terapia a pressione negativa (per esempio la maggiore facilità di applicazione nella ferita del filler, o nell’uso dell’interfaccia, la migliore portabilità del dispositivo, le maggiori indicazioni cliniche, la riduzione dei costi o magari un servizio di consegna più veloce).
Il sondaggio è stato il primo di una serie di indagini che saranno condotte da CO.R.TE. per approfondire la conoscenza delle metodiche impiegate per la riparazione tissutale.
 
 
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