Conferenza Italiana per lo Studio e la Ricerca sulle Ulcere, Piaghe, Ferite e la Riparazione Tessutale
 
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lunedì 06 febbraio 2012
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Piaghe da decubito, rischi infettivi con il caldo Stampa E-mail
Per i due milioni di italiani affetti da piaghe da decubito e ulcere cutanee il caldo eccessivo rappresenta un rischio ulteriore:  se in condizioni climatiche normali il 2% rischia gravi infezioni, con l’aumento della temperatura, la percentuale sale al 10-15%.
Tradotto in cifre,  vuol dire che oltre 250 mila pazienti, soprattutto gli ultrasessantacinquenni,  devono seguire trattamenti  continui  medici e chirurgici, facendo decollare la spesa a carico del Servizio sanitario nazionale. Il caldo e l’umidità sono infatti condizioni favorevoli allo sviluppo di infezioni batteriche (microrganismi aerobi, anaerobi  o  flora polimicrobica nel 41% dei casi), micotiche e virali delle lesioni cutanee. Le complicanze infettive delle piaghe da decubito (frequenti in condizioni climatiche normali nelle ulcere più profonde), oltre ad accentuare la sintomatologia dolorosa e condizionare l’estensione del danno ai tessuti circostanti, ritardano la guarigione delle lesioni. Le manifestazioni cliniche delle infezioni possono essere estremamente variabili, dal ritardo nella cicatrizzazione alla presenza di intenso eritema, calore, tensione locale secrezione purulenta, cattivo odore, fino ai segni sistemici della sepsi.L'allarme, sollevato da Elia Ricci, presidente dell'Associazione italiana ulcere cutanee è poi stato  poi riproposto da Roberto Messina, presidente di Federanziani, per il quale sono ancora troppe le strutture sanitarie senza sistemi di climatizzazione o condizionamento dell'aria, indispensabili per  ridurre o azzerare  la carica infettiva, soprattutto in estate. Da qui l’appello alle direzioni sanitarie perché rafforzino le terapie e prevengano le infezioni  nei pazienti con ferite difficili.  Federanziani chiede inoltre al ministero del Welfare di  estendere il monitoraggio  a ospedali, case di riposo e Rsa, tutte strutture ad  alta concentrazione di persone sopra i 65 anni, dove sono ricoverati circa 500 mila anziani: nelle case di riposo e nei centri di accoglienza oltre 250 mila pazienti sono alloggiati in stanze o reparti  senza aria condizionata. Secondo recenti studi, gli impianti di condizionamento mancano in quasi la metà degli ospizi pubblici e solo nel 20%  dei casi è installato un impianto di  aria condizionata nei locali comuni, come la sala tv o la sala da pranzo.
 
 
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