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lunedì 06 febbraio 2012
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Scuderi: “Il 50% delle operazioni andrebbe rifiutato”

Negli ultimi anni nei Paesi occidentali c’è stato il boom di interventi di chirurgia estetica: solo negli Stati Uniti dal 1999 ad oggi le operazioni sono aumentate dell’800 per cento. Ma gli esperti lamentano un grave problema: tanti uomini, ma soprattutto tante donne avanzano richieste impossibili da realizzare per soddisfare un inestetismo. Non solo un naso troppo grande o un seno troppo piccolo: tante volte il disagio per un corpo che non piace e non soddisfa più diventa un’ossessione che non può essere risolta dagli specialisti del bisturi. Sarebbe forse necessario allora che norme etiche guidino il bisturi in chirurgia estetica. Il punto su questo tema è stato fatto a fine febbraio nella capitale durante un congresso su estetica del volto e diritto alla salute intitolato “A volto scoperto”, organizzato dall’Università Campus Biomedico di Roma.
Il professor Nicolò Scuderi, primario di chirurgia plastica nel Policlinico Umberto I di Roma e docente all’Università “La Sapienza”, precisa: “Il 50% degli interventi richiesti andrebbe rifiutato – sostiene l’esperto – E’ inutile negare che, sotto questo punto di vista, siamo di fronte a una società malata”. Secondo Paolo Persichetti, chirurgo plastico nel Campus Biomedico “il medico deve lavorare nella logica di assistere e curare il paziente ed essergli utile, non in quella in cui il malato gli è utile, magari per fare profitto”. E parlando di chirurgia estetica, “bisogna tenere in grande considerazione tanto la dimensione della sofferenza psicologica, quanto quella fisica – aggiunge Persichetti -. Un conto è correggere un difetto, ricostruire il seno dopo un intervento per togliere un tumore, un altro è modificare e trasformare il volto di un individuo”. Al chirurgo spetta quindi, sottolineano gli esperti, il compito di capire quando un’insoddisfazione attribuita all’aspetto fisico è in realtà la causa o la conseguenza del disagio psichico. “Anche se non è facile dire di no - ammette il professor Scuderi - e tanto meno dire al paziente di rivolgersi a uno psicoterapeuta. In genere si rifiuta l’intervento adducendo scuse…”. Avvenimento riportati dai mass media hanno dimostrato, ricorda il primario del Policlinico Umberto I, che una operazione può anche finire per compromettere lo stato psicologico di una persona con conseguenze disastrose: a Madrid un chirurgo estetico è stato ucciso da un suo paziente al quale aveva rifatto il naso. E la scena si è ripetuta di recente nel Regno Unito: ci sono state tre aggressioni a medici e in due casi c’è scappato il morto.

 
 
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