Conferenza Italiana per lo Studio e la Ricerca sulle Ulcere, Piaghe, Ferite e la Riparazione Tessutale
 
Home arrow News arrow News Maggio 2006 arrow Per gli internisti
lunedì 06 febbraio 2012
Contenuti
Home
Associazione
Iscrizione
Newsletter
Formazione
Eventi CO.R.TE.
Eventi del Settore
Rassegna Stampa
News
Comunicazioni CO.R.TE.
Premi
Link utili
Contatti
Consulta le relazioni online
L'Impatto Sociale della Malattia
"Ulcera Cutanea Cronica"
Per gli internisti Stampa E-mail
Troppi ricoveri ripetuti è la “sindrome di Vico”, ma c’è anche chi la chiama la “sindrome da ping pong” o da “flipper”. In altre parole è uno dei problemi che colpisce pesantemente i reparti degli ospedali italiani: il 26,6 per cento dei ricoveri nelle divisioni di medicina interna è ripetuto entro 30 giorni dalla dimissione. Anche due - tre volte in un mese. I sorprendenti risultati sono contenuti nel Rapporto 2006 “L’Italia dice 33”, presentato a Roma alla vigilia del Congresso della Federazione delle associazioni dirigenti ospedalieri internisti (Fadoi), organizzato a Torino dal 17 al 20 maggio. La “sindrome di Vico” colpisce soprattutto anziani con scompenso cardiaco, cirrosi epatica, insufficienza respiratoria: finiscono in ospedale, vengono curati, sono dimessi, tornano a casa, ma spesso trovano scarsa assistenza e solitudine. E così le condizioni si aggravano e il cittadino finisce per tornare in ospedale. Un ricovero dietro l’altro. Ma il Rapporto conferma anche un’Italia sempre più affollata di pazienti anziani con più patologie, per di più critici, e colpita dalle malattie del benessere. “Sono tanti i malati che una volta dimessi dall’ospedale – spiega Giovanni Mathieu, Presidente della Federazione – sono costretti, in tempi brevi, ad un nuovo ricovero per un aggravamento delle condizioni generali. La complessità di questi pazienti, che possiamo definire ping pong, richiede un’assistenza continua anche dopo la dimissione, al domicilio o in case di riposo. Inoltre il fattore età, lo scarso coordinamento nell’assistenza fra ospedale e territorio, la carenza di servizi territoriali, finiscono per creare le condizioni di un rapido deterioramento delle condizioni cliniche che esitano spesso in una riospedalizzazione. Questo fenomeno è aggravato dalla necessità di una dimissione dall’ospedale sempre più precoce, prima di una adeguata stabilizzazione clinica: ciò è determinato a sua volta dalla necessità di avere posti letto liberi per altri ricoveri. Tutti questi fattori contribuiscono ad alimentare un vai e vieni tra ospedale e territorio e territorio e ospedale, fonte di sprechi e scarsa qualità dell’assistenza. E’ auspicabile quindi, secondo gli internisti della Fadoi, uno stretto dialogo fra ospedale e territorio, ma anche un dialogo fra le varie professionalità e discipline all’interno dell’ospedale”.
Secondo Ido Iori, Past President della Fadoi, c’è anche un’altra sindrome, sempre più dilagante, quella di Giobbe. “Il paziente italiano è costretto sempre più a pazientare nel suo percorso da malato: attende una visita, un’analisi, un esame specialistico. E poi attende un ricovero, magari nel corridoio di un ospedale. Qui attende di avere posto in una stanza e poi un’analisi, una visita, un intervento. Attese enormi che certamente – dice Ido Iori – influiscono negativamente sulle condizioni di salute. Tutto il sistema offre rigidità al cambiamento. E’ tempo di trovare un’intesa fra ospedale e territorio e fra varie personalità all’interno della struttura. Occorre modificare la distribuzione delle risorse a cominciare dalle strutture per le malattie a decorso cronico-invalidante, potenziare la medicina interna e sostenere l’assistenza nelle fasi post acute”.
Una situazione molto grave si vive negli ospedali per mancanza dei posti letto. “Questo dà vita a quello che in gergo si chiama “l’appoggio” del malato – sostiene Antonino Mazzone, presidente della Fadoi – E così pazienti con una patologia finiscono in un reparto dove se ne cura un’altra. Un soggetto colpito da scompenso cardiaco può finire in ortopedia o in ginecologia”. Raffaele Laureano, segretario della Fadoi, ha posto l’accento sulla necessità dell’organizzazione all’interno dell’ospedale per livelli di intensità di cure, in base alle varie tipologie delle cure stesse: dalle degenze di tipo intensivo e semi-intensivo, a quelle post-acuzie, all’area ambulatoriale con degenze a ciclo diurno. A questo proposito Laureano ha portato ad esempio la sperimentazione in corso nel presidio ospedaliero di Pescia, in Toscana. Francesco D’Amore, tesoriere della Fadoi, ricorda infine l’importanza dell’uso dei fax per la ricerca dei posti letto: “Infatti la speranza di molti malati finiti in pronto soccorso e che hanno bisogno di un letto è affidata al fax spedito a tutti gli ospedali del territorio. Non ci sono posti letto in medicina interna. Un esempio viene dall’ospedale Sandro Pertini dove lavoro. Ogni giorno, dai 15 ai 20 pazienti devono attendere che il fax inviato in giro per trovare un posto letto abbia una risposta”.
 
 
© 2012 www.corteitalia.org
Joomla! is Free Software released under the GNU/GPL License.
Design by Mamboteam.com | Powered by Mambobanner.de