| Incontinenza nei guai 5 milioni di italiani |
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Rischiano di essere vittime di tabù e depressione i cinque milioni di italiani che soffrono di incontinenza urinaria. Ne esistono due forme: quella da sforzo, che per lo più riguarda le donne con circa 3 milioni di pazienti che hanno più di 35 anni, è una diretta conseguenza del parto e della menopausa. “Si manifesta anche per un banale colpo di tosse, una risata o il sollevamento di una borsa”, ricorda il professor Lucio Miano, direttore della Clinica Urologica della II Facoltá di Medicina e chirurgia dell’universitá La Sapienza di Roma.
Il secondo tipo di incontinenza è quella che interessa sia uomini che donne e viene definita “da urgenza o sindrome della vescica iperattiva - spiega Andrea Tubaro, urologo della Sapienza -. Provoca un irrefrenabile, improvviso e imprevedibile stimolo, con fughe di urina”. Può presentarsi di giorno o di notte, e obbliga i pazienti ai comportamenti più strani, per esempio l’abitudine di fare una specie di mappa per indicare l’ubicazione delle toilette non appena si entra in un luogo chiuso. Esiste pure una terza forma di incontinenza, detta “neuro-endogena”: è legata “a lesioni midollari da trauma o a patologie quali sclerosi multipla, Parkinson, Alzheimer”, precisa Sandro Sandri, direttore di Urologia e unitá spinale nell’ospedale di Magenta (vicino Milano). Gli esperti della Finco (Federazione italiana incontinenti) sperano che il ministro della Salute, Livia Turco, dimostri per questo delicato settore la stessa sensibilità espressa in occasione dell’annuncio dell’introduzione dell’anestesia epidurale tra le prestazioni a carico della sanità pubblica “magari reintroducendo nell’assistenza post-parto – fa notare Francesco Diomede, presidente della Finco - la rieducazione perineale per prevenire l’incontinenza urinaria da sforzo, necessaria al 10-20% delle neomamme, prestazione che è già rimborsata ad esempio in Francia”. Inoltre la Federazione ha anche un altro obiettivo: «La rimborsabilitá dei farmaci anti-incontinenza - precisa Diomede -. Se i pannoloni sono rimborsati dal Servizio sanitario nazionale, la terapia farmacologica è a totale carico dei pazienti”. La Finco chiede al governo di riconsiderare la questione, per permettere a tutti le cure migliori e ridurre non solo le spese per i pannoloni, ma anche quella legata alle giornate di lavoro perse a causa dei sintomi della malattia. |









